Lyric Music

Leggi il Testo, scopri il Significato e guarda il Video musicale di Harakiri di Samuele Bersani contenuta nell'album Cinema Samuele. “Harakiri” è una canzone di Samuele Bersani. Harakiri Lyrics.

TESTO - Samuele Bersani - Harakiri

VIDEO MUSICALE

DESCRIZIONE

"Harakiri" è un singolo di Samuele Bersani pubblicato il 18 Settembre 2020. Questo singolo arriva dopo 7 anni dall'ultima pubblicazione dell'artista emiliano, "Nuvola numero 9" del 2013. Il brano è un racconto che cerca di trasmettere delle emozioni che possono essere difficili da cogliere a primo impatto ma riascoltandolo più volte riesce nell'intento. Come già detto, l'artista torna dopo 7 anni dall'ultima pubblicazione discografica, il suo album "Nuvola numero 9". Anche dopo tutto questo tempo il suo nuovo singolo ripercorre e riafferma la sua vena cantautorale, capace di farci viaggiare ed entrare nei suoi racconti. In "Harakiri" la storia raccontata riguarda un uomo solo, ai margini della società, che di solito vengono trattati dalla vita con cattiveria. Il titolo sembra indicare l'epilogo della storia. Infatti Harakiri è un termine giapponese che indica la pratica del suicidio rituale degli antichi samurai che in questo caso sta ad indicare ad un nuovo inizio e un riscatto da una vita tormentata. Il brano è stato scritto da Samuele Bersani mentre la produzione è affidata a Pietro Cantarelli.


TESTO - Samuele Bersani - Harakiri

Stava facendosi harakiri
chiuso in un cinema porno francese
ma dopo i primi tentativi
“non è il momento” disse, poi si arrese
agli sviluppi della trama
alla profondità dei dialoghi

Per arrivare all’astronave
Quella scatola tutta lamiere
Che non smetteva di tremare
E si appoggiava appena su due pietre
Aveva attraversato i campi
E si era aperto il mignolo di un piede

Canzoni d’amore altamente nocive
Per un cuore già troppo pulsante
Sapendo che in giro non c’era un dottore
Non stava mai lì ad ascoltarle
Davanti a uno specchio di carta argentata
Pensò: “guarda che fisico”
Potrei dire di aver fatto lo stuntman

Si addormentò spontaneamente
Con il sonnifero lasciato in tasca
Con il sorriso deficiente
Di un’imbucata al centro della festa
Sognò di avere un’aragosta
Ancora viva dentro ad una busta
Si era svegliato col cappotto addosso
Con una tanica di acqua di fosso
Da far bollire sul fornello
Tenuto in bilico con un ombrello
Che non poteva più aprirsi
Ma gli era utile per questo e quello

Persino a far finta di avere un fucile
Col quale difendersi quando
Provavano a superare il confine
Sparava bestemmie di marmo
Davanti ai ragazzi seduti sui cofani che lo provocavano
Tirò giù anche l’ultimo santo

Poi dopo una serie giorni infelici
Venne fuori vestito di bianco
Sembrava una lucciola in mezzo a un blackout

Per fargli un regalo anche il cielo di colpo si aprì a serramanico
Come se spalancasse un sipario

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